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Loneliness.

Capiti in Autogrill, al ritorno da una bella serata con cena in compagnia.

Al bancone del bar, vicino a te, ci sono due ragazze perfettamente acchittate, tanto da sembrarti quelle che vedi di solito in quei servizi tv insulsi sulle discoteche del momento. Tornano, o forse vanno? Non so, mai stata tipo da discoteca, non so gli orari.
Hanno i capelli perfetti, tacchi vertiginosi, minidavveromini, calze dalla texture complessa, trucco glitter.

Quella vicino a me al bancone è davvero particolare, ha uno stile misto militare anni 80 e sfrontato anni 2000. Quanti anni avrà, 18, 20? Troppo trucco per dirlo con certezza. Sembra ritagliata da una rivista. Bella, alla moda, ben vestita. In teoria l’immagine della ragazza perfetta secondo la società, quella vincente, quella che piace a tutti.

Di fronte, altro lato del bancone, una ragazza che ha più o meno i suoi stessi anni. Coda di cavallo sotto il cappellino Autogrill, trucco leggero, megatatuaggi rockabilly che si agitano seguendo il movimento delle sue braccia, sveltissime a servire un caffè molto bruciato, addolcito dalla sua spontanea cortesia.
Una ragazza normale, che lavora. Una che magari non noteresti nemmeno, non fosse per il contrasto stridente con la discogirl di fronte.

Delle due sicuramente la discogirl è quella che ha avuto più modo e tempo per socializzare stanotte, avantaggiata da avvenenza, cura di sé, nessun impegno di lavoro, luogo affollato.

La barista ha forse avuto il tempo di salutare con un arrivederci gente che magari se ne va senza manco salutare, abituata a trattare i baristi come macchine automatiche per il caffè, senz’anima.

Guardo questi due mondi così diversi che si incontrano per il tempo di un caffè e l’unica cosa che riesco a pensare è che la discogirl sembra un bambino sperduto.

L’immagine stessa della solitudine.

 
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Pubblicato da su maggio 5, 2013 in umanoidi vari

 

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Francoblog – 1

Dal momento che, mi sembra chiaro, sto lasciando alla deriva questo blog, è ora di prendere coscienza delle cose: io non sono fatta per scrivere. O meglio. Mi piace, scrivo cose anche abbastanza complesse, lunghe e godibili (sì oggi mi sento modesta); ma un blog presume un impegno che, cari miei, non son certa di riuscire a sostenere. Invidio coloro che ci riescono, prolifici ed interessanti, signori e padroni dei loro vocaboli.

Quindi da ora dichiaro aperta l’era dei “francoblog” ovvero post in cui la mia faccetta da culo virtuale snocciolerà pensieri a random in una singola vignetta.

Io, non so perché, ai lunghi discorsi ho sempre preferito brevi periodi, alla prosa il sarcasmo, alla poesia un sano cinismo. Il tutto in pochi caratteri.

E non c’entra Twitter, semplicemente penso che:

BS1

 
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Pubblicato da su aprile 22, 2013 in Uncategorized

 

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L’obbiettività, questa sconosciuta.

X “No guarda, non puoi capire, è davvero troppo bravo, impressionante a volte!”
D “Beh oddio sì, bravo, ma mica è ‘sto fenomeno.”
X “Ma è il nostro capo!”
D “Quindi è bravo a prescindere?”
X “No vabbeh, è che ho pensato che se è il capo è perché è bravo!”
D “Cioè? E’ bravo siccome è il capo, ed è il capo siccome è bravo? Ma lo spirito critico? L’obbiettività?”
X “Mica si critica uno che è il capo.”
D “Cosa sei, la reincarnazione di uno stalinista?”

 

 

 
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Pubblicato da su marzo 15, 2013 in Ei fu un Bel Momento

 

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I CViaggi nel tempo.

Ho perso il conto dei cv mandati nel corso degli anni. So solo che ne conservo uno per anno, e sembra di guardare un timelapse della mia vita, attraverso quelle fototessera a volte orride a volte carine.

Ho fatto e faccio spedizioni “ad area”. Attendo risultati, mando ancora, spero che mi risponda qualcuno, quantomeno per notificarmi una denuncia per stalking, dopo l’ennesimo cv inviato.

Poi.
Ricevo una chiamata che dice “salve, la chiamo per la domanda che ha mandato nel DUEMILAOTTO, inerente la posizione di addetto alle vendite presso il C.C. Parco Leonardo.”

Ho fatto fatica a capire, lì per lì, di che stesse parlando, presa com’ero dal ricordare quale fosse Parco Leonardo, dal tirare fuori dagli archivi del cervello i ricordi della mia vita a Roma.

parco leonardo (1)

Trash Chic

Mentre lei petula qualcosa mi ricordo “ah sì, il posto che sembra un lager chic, con la gente imbalsamata che pare camminare sui binari. Il quartiere di Desperate Housewives. Sì.”
Riemergo dai miei pensieri e la sento giusto dire “se lei fosse interessata, la posizione ora potrebbe essere sua. L’agente Adecco (ma che è, una spia?!) mi ha confermato che lei ora è libera.”

mr_bean_007_240_240

Agente Adecco
Sono qui per NON capire il tuo cv

Prendo fiato, cerco di mantenere la calma.
“Certo, sono libera, sono freelance attualmente. Forse però l’Adecco avrebbe dovuto avvertirla anche che io sono in Lombardia, ora. O meglio, da due anni. Se avete posizioni equivalenti o inferiori a quella che mi propone in questa regione, sono a disposizione.”

Manco le avessi detto cotica. E’ andata nel panico.

Dopo mille pisegazioni sul suo non esser responsabile di tutto ciò che esce anche solo di un centimetro da Roma, mi ha congedato con la frase “bene, io la saluto e la ringrazio. Girerò la sua pratica all human resources della sua zona, al mio equivalente al nord, diciamo. La contatterà lui, appena l’avrà inserita nel database locale e *inserire qui parole inglesi a caso per mascherare il fatto che manco so che sto dicendo* creando l’occasione per lei.”

Seh, ci risentiamo nel 2018.
Mortacci vostri.

 
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Pubblicato da su marzo 12, 2013 in Ei fu un Bel Momento

 

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Suicide Blog

Non sottovalutate questa opzione.

Ho diversi amici e conoscenti che hanno blog. Lo spettro di lettura è ampissimo, si va dalla cucina alla musica, dalle nerdate all’arte, dall’attualità alla musica, dalle minchiate (vedi la sottoscritta) al suicidio cerebrale.

Ecco. Quest’ultima categoria.

I Suicide Blog, come li chiamo io, sono quelle pagine che si riconoscono al volo. Li conosco bene, perché ohchefortunellachesono! conosco un paio di soggetti da manicomio che ne aprono uno al mese, e lo riempiono di cagate ins.. *coff coff* dei loro pensieri più intimi. Si espandono, moltiplicano, proliferano come un virus. Magari è gente che non sa far andare un microonde, ma ti apre lo stesso blog su  Blogger, WordPress.com, Splinder, Clarence, Blogsome, Tiscali, Io Bloggo, Bloggerbash, Blogdrops, NoiBlogger, Libero, LiveJournal, Windows Live Spaces, MySpace, Skyrock IN 5 MINUTI.

Bisogna arginarli. Riconoscerli è il primo passo.
Se li conosci, li eviti.

Hanno 3 caratteristiche preponderanti:

  • Puccio is the way.

Gatti, conigli stambecchi lucertole geki elefanti ippopotami, mancano solo i due leocorni! Questi o altri animali pucciosi  spuntano dalle fottute pareti ogni 500 battute carattere. Più il blogger è depresso, frustrato, o semplicemente amante dello SFONDARE LA MINCHIA al mondo coi suoi rant, più bestioline ammiccanti troverete. Possono essere glitterati fino a far sembrare Priscilla la Regina del deserto un metalmeccanico, oppure in stile “gotico ma dolce – perché mi vesto di nero per esprimere il mio bisogno d’amore”.

E UNA TRAPPOLA.

GH.

Tutti quei pupazzini vi faranno pensare “Oh che carino questo blog, quanta gioia quanto aMMMMMore!”

(e già siete messi male, voglio essere onesta.)

E invece no. Appena entrati verrete visualizzati su uno di quei counter del Demonio che fanno vedere il vostro avi,a che ora avete interagito col blog, da dove venite e se avete versato l’8\1000.
Siete fottuti.

  • Lamentatio Artis

Sono delle maledette Dying Attention Whore. Sembra sempre che stiano per crepare, chiamando tutti al proprio capezzale. Ed invece mai che facciano sto favore. Una volta riuniti tutti i piagnucolosi… Parte la Lamentatio. E se non sono lì al momento della diffusione del verbo? No problem, sul loro gruppo Facebook verrà spammato un avviso ogni 5 minuti, finchè non avrà richiamato tutti i rincog.. gli amici, che non ha mai nemmeno incontrato, però “mi capiscono, gli voglio BBBene, sento una connessione..” Ecco, se la senti la connessione, levati quella internet, così magari la pianti di scrivere cagate.
Non ci sarà UN post che uno che non riguardi un qualche struggimento d’animo, un qualche dubbio, una qualche CAZZATA quotidiana risolvibile in 3 mosse, se solo non amassero tanto piangersi addosso. Senza nemmeno affogare.
Esempio: se a me qualcuno riga la macchina posso reagire in due modi: 

  • Bestemmia libera e ricerca tramite Cerberi infernali addestrati delle tracce del morto. Perché morirà sicuro, appena lo becco.
  • Rientro a casa a cavallo della bestemmia di cui sopra, mi accendo da 1 a 500 sigarette per calmarmi e vado oltre.

blablablabla..

Di certo non scriverò un blog lungo, macchinoso, pesante come la peperonata a colazione, piena di frasi A CAZZO che vogliono far apparire più poetico qualcosa che di poetico, carismatico o elegantemente decadente non ha nulla. E’ semplicemente VITA. E le sue mirabolanti e sempre nuove invenzioni per scassarti il belino, Oh yeah.
E’ gente che riesce a scrivere 236 righe su come le girino le palle che il suo ragazzo senta ancora l’ex moglie, di come lei sia una zoccola ed i figli stronzi.

Ah, quanto sarebbe più soave e leggera l’aria se fosse libero di volare con me, invece che turbinare con ali di spine nel mio cuore, che pure lo ama come non ha amato mai, ed è pronto a sanguinare […]

Non vado oltre o vomito odio.

  • Noi siamo Legione

“ha scritto l’ennesimo post sui suoi ricordi d’infanzia! Beeeeello!”

Cosa impressionante e terrificante, questi blog hanno QUINTALI, CONTAINERS, SILOS di gente che li segue, commenta e si da virtuali pacche sulle spalle perché “ti capisco, mi sento male per te, ora mi faccio venire il ciclo per empatia, anche se sono uomo!” 

Più i contenuti sono inutili, egocentrici e melensi, più la gente, morbosa e senza un cazzo di costruttivo da fare nella vita, va a leggere, a commentare, a cercare in quelle righe un minimo di sadico conforto.

 

 

 

Perché, diciamocelo, l’unica cosa buona che ti lasciano quei blog è la sensazione che tu, anche ad impegnarti, così sfacciatamente sfigato non lo sarai mai.

*note to self: fare un post su questa stronzata teoria.

 
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Pubblicato da su ottobre 1, 2012 in umanoidi vari

 

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Lo Zoo di FB – Due Cuori e un Profilo

Facebook è il male.

S’era cominciato a sclerare sulla fauna che popola FB qualche post fa, parlando degli esseri vaginodotati ma cerebro mancanti.

In quell’occasione avevo citato un’altra specie che, ahi noi, non è affatto in via d’estinzione, anzi si moltiplica con la rapidità di una massa di conigli che sniffano Viagra. Sono i Due Cuori e un Profilo.

Individuarli è fin troppo semplice: cercando tra i profili di FB vi troverete davanti nomi così lunghi che solo il Re di Spagna Juan Carlos Alfonso Víctor María de Borbón y Borbón-Dos Sicilias (Giuà per gli amici) gli fa concorrenza.

Alcuni esempi (inventati), per la gioia della vostra gastrite, delle varianti di questo profilo, con tratti salienti e consigli per non rimanere coinvolti nella loro spirale di merda lista di FB.
{Gli esempi son da leggersi come nome / cognome}:

I MANICHINI.

Sono quelli che riportano il nome fedelmente, stile etichetta del citofono:
Sonia Polidori / Marco Nacchi

La mia vita è PEEERFETTA.

Caratteristiche:

Felicità e passionalità a palate, questi profili di solito sono aperti da mogli frustrate di professionisti stakanovisti che manco sanno di essere su FB. Nel 90% dei casi nel profilo si trovano foto in abito da sera, a paVty importanti oppure occasioni sociali di rilievo.

Lo schema della foto è sempre lo stesso: sfondo di ristorante pacchiano. Marito tirato a lucido con aria imbolsita da mollicone, personaggio di spicco di turno (vedi: sindaco, presidente asl, avvocato, Gabibbo etc) moglie che riluce di creme per mantenersi giovane, con piega al kevlar e vestito costato quanto un viaggio intorno al mondo. Sorrisi da alligatore del Nilo, talmente tirati da ricordare il video di Black Hole Sun, dei Soundgarden. (vedi foto)

Frase tipo:
“La serata trascorsa in compagnia dei Signori Taldeitali è stata corroborante.”
Manco mia nonna usa la parola corroborante.

Come evitarli:
Se potete non aggiungeteli(le), ma se proprio vi capita c’è solo una cosa da fare, cioè evitare di pronunciare le parole “lavoro” “segretaria” ed “orario“. Se non rispetterete questa regola la Desperate Houswife vi travolgerà con un mare di lagnanze e sofferenze uniche. Altro metodo è iniziare subito a raccontare nel dettaglio quanto voi amiate interagire con extracomunitari, soggetti da recupero, tossici ed affini. A queste persone piace aiutare il prossimo (fa cuVViculum) ma non venirci in contatto diretto. Quindi voi, in quanto tramite, verrete lasciati in pace, pur di non rischiare un contatto.

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I DUDUDADADA

Preparate l’insulina. Condividono tutto, sono sempre appiccicati, anche nei nomi:
DeboraHeFrancesco / PizzAeFichi

Dudu dadadaaaaa

Caratteristiche:

CUORI. Ovunque. Stelline, glitter, gattini, puccipucci e dudududadada. Gli imbecilli che creano questa fusione di cellule random non sanno cosa voglia dire il contegno. Si urlano TI AMO! in bacheca, creando uno straniante effetto doppler, dal momento che il nome che pubblica (o meglio si auto pubblica) è sempre lo stesso, e si mette pure i mi piace:
es: Status

DeboraHeFrancesco PizzAeFichi: Ti Amo cucciolo!
(commento) DeboraHeFrancesco PizzAeFichi: Sei la mia vita cucciola!
(commento) DeboraHeFrancesco PizzAeFichi: Insieme per sempre patatina
(commento) DeboraHeFrancesco PizzAeFichi: Per sempre, tato mio!

E via dicendo, tra una bestemmia e l’altra di chi incappa in loro.
Le foto di solito hanno cornici PACCHIANE a forma di cuore o altri gadget Perugina, piene di scritte che farebbero cadere tipo quaglia abbattuta anche Cupido.

Frase tipo:

“La vita non mi ha mai capita, ma tu mi completi, sei la mia metà di mela zuccherata, il motivo per cui respiro esisto ed amo edaltreminchiaterandomafondomelassa”

Gh.

Come evitarli:

Tranquilli, basta temporeggiare. Di solito questi minchioni a furia si fracassare l’anima al mondo intero finiscono con l’esaurire il glucosio da diffondere nell’aree tipo Ambipour e mostrarsi per quel che sono: gretti personaggi. E si lasciano scannandosi mentre chi se l’è sorbiti fino a quel momento mangia pop corn.

E’ meglio de “La guerra dei Roses”!

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GLI ARALDICI

Riescono ad inserire nel nome i parenti fino alla 4° generazione. Di solito il nome è composto da mamma (perché è SEMPRE la donna l’artefice di ste cazzate galattiche) papà e figliolame con nome da telefilm anni ’90:
AntonellaGianniJoshuaBrenda / Family

Una famiglia davvero seria.

Caratteristiche:

Guardateli e fate conto di vedere già un ramo dell’evoluzione umana da potare. Questi sono la versione 2.0 dei DuduDadada, nella loro forma peggiore. Sono riusciti a trovare un modo per rinnovare l’energia malefica della sdolcinatezza, prolungandola quel tanto che è servito per fare un enorme dispetto alla società: si sono riprodotti. Quindi abbiamo due trapanati nel cranio Senior ed un (o più) portatore sano di imbecillità Junior.
Foto di famiglia a gogo, dove la vita quotidiana del bambino viene vivisezionata, pubblicando TUTTO. Dalla foto col primo costume di carnevale, alla classica foto con le chiappotte al vento, alla prima pupù nel vasiiiIIIIIno che braaaaaavo (immagino le voci quando vedo certe foto) mentre dorme, mangia, in braccio a nonnanonnnozioziacuginotipoxchepassavadila, la mamma che lo porta in giro in passeggino, il papà che lo tiene in spalla, lui con le dita nel naso non-si-fa!
Ed un sacco di altro materiale che ha reso enormemente felici quelle merde umane dei pedofili.

Frase tipo:
“Vedere il nostro piccolo fare i primi passi è una gioia indefinibile, fatene uno anche voi, così saprete di che parlo!”
Guarda, ora come ora sto bene nel mio mistero.

Come evitarli:
Se conoscete qualche famigliola così, specie se recentemente formata, e voi siete dei tipi come me, ovvero “vivo lascio vivere ma non sottovaluto il sopprimere” evitate di interagirci. Cercheranno in tutti i modi di farvi dichiarare che avere figli famiglia e tutto il pacchetto Mulino Bianco è faaaaAAAAaantastico. Che lo sarà pure, ma potrò decidere io quando avere un bambino? No. Loro vogliono che lo fai SUBITO. “Così poi portiamo i bimbi a spasso insieme!” Piuttosto uscirei col Conte Ugolino. Quindi se volete salvarvi evitate i contatti, o pubblicate ogni tanto qualche battutina acida sui bambini. Oppure affrontateli. Contattateli per primi. Ed in mezzo al discorso buttate lì un ” a me piacciono i bambini. Quelli degli altri, che dopo poco se ne tornano a casa loro.” Se vi va bene da quel momento verrete visti come “un orco” e nessuno cercherà più di tediarvi con pappine pupù pannolino e pipì. Almeno spero.

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Il brutto è che questi sono solo tre esempi, e nemmeno nelle loro forme evolute di mostri sociali. E sarà sempre peggio. Forse è da Facebook che partirà la fantomatica invasione zombie di cui tanto parlano? A me sembrerebbe sensato.

 
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Pubblicato da su settembre 20, 2012 in umanoidi vari

 

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Tutta colpa di Warhol.

'cci tua...Fatevene una ragione.

A sto mondo non siamo tutti  Michelangelo, Leonardo, Donatello o Raffaello.

Fermi, non sto parlando della Tartarughe Ninja. Sto parlando di alcuni dei geni della nostra Storia.

Pittori, architetti, scultori. Artisti. Con la A maiuscola.

Certo, c’è chi può avere un discreto talento, chi magari non fa proprio pena, chi ha un’intuizione ogni 20 lune che  valga davvero qualcosa.

Ma la maggior parte di noi è… NORMALE.

Ah, normale. Una parola che negli ultimi anni ha subito una specie di regressione da “sintomo di tranquillità e stabilità” a “banalità insopportabile”.

Quel gran minchione (genio e bastardo) di Warhol diceva “In futuro tutti saranno famosi per 15 minuti”.
Bella lì Andy, hai creato una generazione di idioti idrofobi.

Non solo lui eh, per carità, ma un po’ tutto il sistema.

Oggi se non sei il TOP MANAGER ULTRA SYSTEM MEGATHOR CORPORATED a QUINDICI ANNI non sei nessuno, non vali uno zerbino del negozio dei cinesi.

E certo, perché far vivere al proprio figlio un’infanzia normale, quando puoi iscriverlo a 45 corsi diversi, farlo diventare un mostro poliedrico, che parla 8 lingue, suona 5 strumenti, cucina, pratica 3 discipline sportive diverse e sa costruire un modellino perfetto scala 1:1 dello Shuttle sul quale scaricare tutti gli obbiettivi che non hai raggiunto te? SOLO per fargli fare un’infanzia normale? NORMALE? GIAMMAI!

Cazzo, ma vorremo mica essere tutti ai vertici? E chi minchia la sostiene la base, di grazia? Una piramide affollata in cima di faraoni senza la base, perché gli schiavi vogliono essere faraoni a loro volta e quindi si arrampicano, come zombie che riemergono dalle tombe, per il loro posto al sole.

“Perché io valgo” *sfrush sfrush, mossa alla Pantene* “E’ tutto intorno a me” “Costruito intorno a me” ME ME ME ME MEEEEE. Pecore. Prese alla società che ci insegna a volere più soldi per comprare cose che manco sappiamo a che minchia servono (ma fanno figo oh yeah. Io ODIO gli I-qualunquecosa) e spinte verso l’abisso del “wanna be famous“. Giù, nel tritacarne. Come nel video di “The Wall”. Tutti uguali, conformati, con gli occhi di fuori e la bava alla bocca per un pezzetto di pelle in copertina.

No, c’è bisogno di una gerarchia, di una scala, di gente comune. Di manovalanza. Nello specifico proprio di quei cranio-lesi che stanno in tv, quoziente intellettivo pare ad un GrissinBon, che sculettano ed ansimano. Hai tutti quei muscoli, caro manzo di canale5? Bene, usali per scaricare cassette di pomodoro.

Uno che doveva rimanere da basso, ma si vede che ha saputo arrampicarsi bene, è Ligabue, che dice in una canzone “tutti vogliono viaggiare in prima”. Detto da te, che ho sentito testi delle canzoni da Oratorio migliori delle tue.. Ma vabbeh, sboroneggia quanto vuoi. Ce l’hai fatta, tanto di capello.

Ma come lui ce la fanno in molti, in questo paese del cazzo, sì del cazzo, a mettersi in luce, farsi vedere, fare successo. Il che ha portato ad un abbassamento della media della qualità imponente.

Se prima c’era un genio, massimo due, per epoca, ora “sò tutti bbbbbravi”. Magari trovarne uno che valga il mignolo di una vera mente geniale…

Ormai trovare un talento è difficile, prendiamo ad esempio il canto. Una volta i Talent Scout andavano per locali a sentire le band. Se gli piacevi ti facevano un’audizione e forse, sputando un po’ di veleno, facevi un LP.

Ora no. Tutto deve essere veloce, fruibile immediatamente, la gente deve saperevederegiudicare.
Facciamo un talentshow!
Ok. Allora sappi che devi cercare UNA voce valida tra migliaia di “canto perché alla recita di Natale in 3° elementare la maestra mi aveva detto che ero bravissimo”. Ed ha 25 anni ormai, e la voce che farebbe scappare qualsiasi forma di vita nello spazio, se la trasmettessero via satellite. Ma lui ci crede. Ed ha i supporters! Gente con le orecchie foderate da due cose:

  • affetto familiare
  • *tlin tlin* delle monete che pensano il guaglione porterà a casa se fa successo.

Passano talmente tanto tempo a gridare il nome del loro beniamino (di solito Gaetano, Giggino, PierMaria o altri nomi che gli farebbero meritare la vittoria solo come risarcimento per il danno anagrafico) che dubito fortemente abbiano mai ascoltato davvero il suo latrare.

Ma il canto è solo uno dei settori inquinati. Ovunque serva talento si spande a macchia d’olio il morbo.

Beh, questa è l’intro. A mano a mano, seguendo gli scleri del mio cervello (che è molto prima donna, si attiva solo quando gli va) scenderò nei dettagli.

 
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Pubblicato da su settembre 10, 2012 in Tanto Per, umanoidi vari

 

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